Il Progetto Mentore per la Didattica è una comunità di docenti dell’Università di Palermo che lavora al miglioramento della qualità della didattica attraverso mentoring tra pari, osservazione delle lezioni, confronto con gli studenti, formazione e condivisione di pratiche didattiche.
La sua organizzazione si fonda su un principio essenziale: il Progetto non è uno strumento di valutazione, ma uno spazio volontario di miglioramento professionale. I mentori non giudicano, non assegnano punteggi e non intervengono sui contenuti disciplinari; raccolgono invece informazioni utili — osservazioni in aula, feedback degli studenti, questionari anonimi — per aiutare il docente mentee a riflettere criticamente sulla propria didattica.
Un Progetto governato dalla comunità
Le decisioni strategiche sul funzionamento del Progetto sono assunte dall’assemblea annuale dei partecipanti, che coinvolge la comunità dei docenti aderenti. Questo aspetto è centrale: il Progetto Mentore non è “calato dall’alto”, non dipende da indirizzi esterni e non procede per decisioni verticistiche. Ogni scelta rilevante nasce dal confronto tra i partecipanti, secondo una logica di comunità professionale e responsabilità condivisa.
Comitato organizzatore e supporto amministrativo
La gestione operativa è affidata al Comitato organizzatore, che cura la programmazione annuale delle attività, gli abbinamenti tra mentori e mentee, gli incontri di formazione, il monitoraggio dei percorsi e il coordinamento generale del Progetto.
Il Comitato opera con il supporto dell’Area Didattica dell’Ateneo, che contribuisce agli aspetti amministrativi, organizzativi e logistici necessari allo svolgimento delle attività. Il sito del Progetto riporta, inoltre, il Comitato organizzatore, il coordinatore, i componenti e il supporto organizzativo attualmente coinvolti.
Coordinamento con il CIMDU
Il Progetto Mentore mantiene un raccordo con il CIMDU per individuare, ove possibile, sinergie tra le attività del Centro e quelle del Progetto. Tale coordinamento consente di valorizzare iniziative comuni su formazione, innovazione didattica, metodologie attive e sviluppo professionale dei docenti.
Questo raccordo, tuttavia, non modifica un tratto identitario del Progetto: l’autonomia decisionale.
Autonomia e indipendenza decisionale
Una caratteristica fondamentale del Progetto Mentore è la sua indipendenza decisionale dalla governance di Ateneo e dalle altre strutture universitarie, incluso il CIMDU. Il Progetto dialoga, collabora e costruisce sinergie, ma le decisioni sul proprio funzionamento restano in capo alla comunità dei partecipanti attraverso l’assemblea annuale.
Questa autonomia è ciò che consente al Progetto di rimanere uno spazio libero, fiduciario e non valutativo.
I tre assi del Progetto
Il Progetto Mentore si sviluppa lungo tre assi fondamentali e integrati, che ne definiscono la struttura e ne garantiscono l’efficacia nel tempo:
1. Mentoring tra pari
Il primo asse è il mentoring, basato su un modello di peer mentoring in cui ogni docente è contemporaneamente mentore e mentee. Due mentori seguono ciascun docente, osservano alcune lezioni, raccolgono il punto di vista degli studenti e forniscono elementi utili per una riflessione critica sulla didattica.
Questo approccio consente di superare il modello del docente isolato e favorisce un miglioramento progressivo e continuo basato sul confronto tra pari, senza logiche valutative.
Esempio: un docente che introduce per la prima volta attività di active learning riceve dai mentori non un giudizio, ma indicazioni concrete su cosa ha funzionato (coinvolgimento degli studenti) e cosa può essere migliorato (gestione dei tempi, chiarezza delle consegne).
2. Formazione continua dei partecipanti
Il secondo asse è rappresentato dalla formazione continua, che accompagna e sostiene i percorsi di mentoring. Il Progetto prevede workshop, seminari e momenti di approfondimento su metodologie didattiche, innovazione e strumenti per l’insegnamento universitario.
La formazione non è accessoria, ma parte integrante del modello: serve a fornire ai docenti strumenti per interpretare e utilizzare in modo efficace le informazioni raccolte durante il mentoring.
Questo è coerente con la letteratura sul faculty development, che evidenzia come il miglioramento della didattica richieda processi strutturati di formazione e riflessione professionale.
Esempio: un docente che riceve feedback sulla scarsa partecipazione degli studenti può utilizzare i workshop del progetto per sperimentare tecniche come il think-pair-share o i questionari formativi.
3. Comunità di pratica
Il terzo asse è la comunità, intesa come spazio di confronto stabile tra docenti. Il Progetto promuove incontri, discussioni e attività condivise in cui i partecipanti scambiano esperienze, discutono criticità e costruiscono insieme soluzioni.
Questo elemento è cruciale: il miglioramento della didattica non avviene per interventi isolati, ma attraverso processi collettivi di riflessione e apprendimento reciproco, in linea con il modello delle faculty learning communities.
Esempio: docenti di discipline diverse possono confrontarsi su problemi comuni (gestione delle classi numerose, valutazione degli apprendimenti, uso della tecnologia), individuando strategie trasferibili tra contesti differenti.
I tre assi — mentoring, formazione e comunità — non funzionano separatamente, ma si rafforzano a vicenda: il mentoring genera bisogni formativi, la formazione offre strumenti, la comunità consente di elaborarli e consolidarli nel tempo.
